LTI AMO SI DICE IN ITALIANO
(Texto di Maria Di Paola Blum pubblicato sul numero 300-45 dell’ITALIA
NOTIBREVE)
Prendo spunto dalle confidenze ricevute da una
coppia di amici italiani, ormai cittadini canadesi, per invitare
tutti i nostri connazionali italiani a una attenta riflessione sul
concetto di italianitá.
Tutti sappiamo quanto é importante, l’industria tessile
italiana e quanto ad essa si deve in termini di fama mondiale: “la
moda italiana oltre che fare tendenza ed essere copiata ai quattro
lati del continente é senz’altro una eccellente ambasciatrice
del nostro Paese e raggiunge un peso notevole sulla bilancia delle
esportazioni.
Ma é dello sgomento di questa coppia di amici italiani venuti
a visitare il nostro bel paese che voglio parlare per indurre chi
ci legge ad una attenta riflessione. Essi infatti avevano l’innocente
intenzione di comprare delle magliette italiane per i loro nipotini
con scritte semplici ed in italiano, giacché i loro bimbetti
sono bilingue e parlano sia l’inglese a scuola che l’italiano
a casa con i nonni e col papá. Increduli ed esterefatti hanno
battuto i negozi di mezza riviera adriatica senza trovare nulla,
nemmeno la semplice scritta CIAO o “Ricordo di Rimini”
quando ció si incontrava, si leggeva: “Souvenir”
per il resto tutto era in inglese nomi di universitá americane
etc. etc. Ora dico io non bisogna essere fascisti della prima ora
per avere quel minimo di senso della nazione per suggerire una bella
frase italiana tipo: TI AMO VENEZIA o ARRIVEDERCI ROMA, o semplicemente
“CIAO”, “TI VOGLIO BENE” o “MOGLIE
E BUOI DEI PAESI TUOI” o uno dei tanti detti italiani che
accompagnano le discussioni a casa tra amici, quando molti anni
fa le famose FENDI lanciarono sul mercato internazionale la borsa
che diceva: “REPUBBLICA ITALIANA” la comprarono gli
arabi, i giapponesi e gli americani. Ora il senso di globalizzazione
pare avere annullato ogni sentimento di identitá culturale
e questo a mio parere é dannoso perché condanna un
paese, il nostro l’Italia che tanto ci é cara, a scomparire
e questo dispiace.
Anche perché se poi si va ben a vedere questi “Paesi”
e “culture” che tanto ci affascinano gli italiani, perché
sanno vendersi bene, hanno una forte industria cinematografica che
li sopporta al meglio, nella realtá quando poi ti ci trasferisci
dentro e vai a vivere con loro, ti rendi conto che: “Dietro
lo schermo, nulla”. Succede quello che accade agli albanesi,
quando vedono la televisione italiana e poi quando arrivano in Italia,
finiscono col fare una vita di merda. L’invito é quindi
quello di riscoprire la bellezza della lingua italiana e riproporla
anche sulle magliette. Ci sono migliaia di detti popolari che a
fare il giro del mondo possono solo darci lustro, basti pensare
ai titoli della letteratura italiana, tipo: “Promessi Sposi”
o “Patti chiari, amicizia lunga” o “Non é
bello ció che é bello, ma é bello ció
che piace” cosí continuando ne avremo per coprire il
mondo intero di magliette e di splendida italianitá.