CURRICULUM
 
 
MARIA DI PAOLA BLUM
 
   

 

Alla cortese attenzione di: Conchita Agnesi
da parte di: Maria Di Paola Blum
per ITALIA NOTIBREVE

IL CAPITALISMO NON SI COMBATTE, SI ORGANIZZA. LA CINA INSEGNA.

Nel nostro Paese si fa un gran parlare della sicurezza perduta. Del lavoro che non é piú una certezza e questo fomenta tristi restaurazioni paragonabili solo all’epoca di Napoleone III. Quando i nobili cercarono di riprendersi con le unghia e con i denti le corone spazzate via dall’ uso scellerato della ghigliottina. Tornando ai nostri tempi c’é da dire che chi non capisce la precarietá, non vede la realtá . Siamo invasi da una miriade impressionante di prodotti “made in Cina” che tutti i giorni consumiamo tranquillamente. I collezionisti di oggi é bene comincino a collezionare cose prodotte a casa propria, perché oggi quasi tutto viene prodotto altrove: Cina, India o Brasile, giusto per citare qualcuno. Chi, in Italia si gioca, politicamente parlando, la carta della sicurezza che non c’é piú, fa bene, perché vince. Gli é andata bene a G.W.Bush rieletto presidente degli Stati Uniti, e gli é andata altrettanto bene alle opposizioni italiane, nelle ultime elezioni eccezion fatta per Catania, che gloriosamente ricorda che un tempo non tanto lontano era imparentata stretta con la Magna Grecia. Eppure, sembra un paradosso, non si possono accostare due realtá tanto diverse. E qui il re é nudo, perché non sono le persone ad avere vinto, (questo in Italia accadeva dieci anni fa, dopo il crollo delle ideologie dei partiti massacrati a man bassa da tangentopoli). Oggi vincono i valori per questo le chiese hanno riassunto un ruolo primario nella vita sociale del Paese. Per questo i chilometri di persone in fila a rendere omaggio alla salma del papa Giovanni Paolo II. Sono i valori ed i principi a convincere la gente. Ma é profondamente disonesto trasformare la sicurezza in un valore in cui credere e per cui lottare. La sicurezza é uno stato di cose che in una societá civile e democratica, si costruisce. Non é un pacchetto di regole strozza-impresari che dará sicurezza al cittadino medio impiegato o operaio che esso sia. Ogni singolo cittadino deve avere la possibilítá di costruirsi, usando il proprio ingegno, temperato da disciplina, studio e dedizione alle cose ed al lavoro, il proprio benestare. E dire grazie a se stesso, a Dio se ci crede ed ad un pó di amici se non é troppo moralmente scellerato. Invece di stare ad indagare i motivi della recessione, in pubblico, seminando insicurezza sociale, bisognerebbe studiare strumenti atti a creare certezze, realtá palpabili, e soprattutto mettere al primo posto la classe media del Paese che é il vero polmone di una societá civile e democratica. In altre parole dargli ossigeno quando serve. La legge Biagi lungi dal volerla giudicare, sicuramente ha dato ossigeno alla classe imprenditoriale del Paese che pure conta, perché rappresenta la testa, il cervello che manda avanti il Paese per questo si dice classe dirigenziale, ma se non ha cura delle proprie gambe e dei propri piedi (cioé impiegati ed operai) se ne andrá in giro con la sedia a rotelle e solo quando ci sará qualcuno a spingerla, la “cosiddetta sedia” potrá vantare grandi commesse all’estero. Il paragone puó sembrare tragico perché ad esser malinteso potrebbe portare a pensare alle gambizzazioni ad opera di gruppi estremisti . In realtá, val di certo la pena chiarirlo, quello che si sta cercando di dire é che la gente non puó finire sfrattata con moglie e figli a Milano al giorno d’oggi quando l’ultimo degli immigrati nella stessa cittá trova ricovero. Intristisce sentir parlare in tivú (Rai international) di nuovi poveri italiani che o mangiano o pagano l’affitto, vittime di giudici con molto cervello e poco cuore. La famosa busta paga del lavoro fisso che garantizzava credito presso le banche anche ad un semplice bidello, oggi che il posto fisso é una eccezione e non la regola non puó piú essere considerato un requisito da richiedere. Le banche devono cambiare mentalitá ed elargire il credito in base ad altre cose, credere e scommettere di piú sulle persone e sulle idee, magari assicurandosi per coprirsi le spalle. Le assicurazioni si sono tenute un poco ai margini del processo di cambiamento nel nostro Paese. Come un amante che vive felicemente all’ombra, godendo solamente pei servigi che offre. Non ci sono attualmente in Italia, prodotti bancari o assicurativi che aiutino il cittadino ad indebitarsi e restare a galla. La regola vigente in America, del minimo da pagare a fine mese, nonostante il debito da noi non esiste, perché non c’é la cultura della costruzione del credito. Se ci fosse, la gente potrebbe pagare l’affitto e andare a fare la spesa senza finire per strada. Nel 2005 certe situazioni fanno semplicemente vergognare anche aldilá dell’oceano. Le banche costrette dalle nuove regole imposte dalla Comunitá Economica Europea hanno abbassato i tassi di interesse sui mutui per esempio grazie al fatto che sono ancorati alla valuta dell’euro e non piú della povera vecchia lira. Ma dovendosi raffrontare ogni giorno con una realtá del lavoro troppo diversa dalla nostra, non si puó restare lí impalati ad aspettare che la Cee gli imponga qualcos’altro, quando i restanti paesi europei sono corsi a frotte a produrre in Cina, dove non c’é cattolicesimo ad impedire il lavoro la domenica, dove non c’é sindacato a bloccare turni di lavoro di dodici ore. Dove la Volvo o la Mercedes stabilmente impiantati in Cina, (in altre parole, Svezia e Germania : “ Paesi modello“) quando contrattano, in profumati dollari, un tecnico o un ingegnere informatico illustrano due cose solamente: “Il problema ed il tempo a disposizione per risolverlo”. Dopodiché scattano le penalitá e quindi se si finisce con il lavorare 18 ore al giorno, non é piú una imposizione dell’azienda ma una libera scelta del tecnico, che vuole beccarsi i suoi soldi tutti, per intero e subito. Le istituzioni bancarie devono muoversi, svecchiarsi, rimettere la sveglia. Banche ed Assicurazioni quindi possono e devono fare di piú per offrire ai “nuovi poveri italiani” la possibilitá di fare la spesa, dare da mangiare a moglie e figli, pagare l’affitto e andare a lavorare in macchina o in autobus aziendale, senza giungere a invidiare gli immigrati. Insomma vivere quasi da ricchi restando poveri e contenti, sufficientemente abbienti.

 

   
 

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