CURRICULUM
 
 
MARIA DI PAOLA BLUM
 
   

 

IL GIORNO CHE INCONTRAI MADRE TERESA DI CALCUTTA


Non me lo ricordo piú il giorno che incontrai Madre Teresa, peró era inverno di questo ne sono certa, forse il ’92 o il 93 avevo guidato il motorino da Monte Mario in Roma, dove vivevo all’epoca, fino a giú il colosseo, percorso la Via Trionfale semivuota alle sei del mattino, Piazzale degli Eroi, un pezzettino della Via Candia, quindi Via Ottaviano e Piazzale Risorgimento da lí tagliavo dritto a Porta Cavalleggeri , sguinciando incredula per il Vaticano cosí vuoto solo a quell’ora! e finalmente imboccavo il lungotevere per un breve tratto, Corso Vittorio Emanuele dritto fino a Piazza Venezia, lí il traffico cominciava ad addensarsi dietro ai semafori rossi e sorpassare le auto era normale, anche se dovevi stare attento perché, poteva sempre capitare l’automobilista, cattivo di prima mattina che si allargava sulla sinistra proprio per evitare che il tuo motorino finisse davanti alla sua vettura aspettando la luce verde, poi giú per le stradine laterali , avevo attraversato un arco, lasciato lí dai romani, (una delle tante testimonianze fra lo smog, del Sacro Romano Impero) e in discesa frenato leggermente davanti a una bella scalinata, ero arrivata a Piazza S. Gregorio al Celio, c’era giá qualche auto blu e dentro di me pensai :“sono arrivata, deve essere qui,” riposto il casco nel bauletto e incatenato il motorino ad un palo della segnaletica stradale (uno dei tanti che ti vieta di fare qualcosa in cittá), mi avviai lentamente su per le antiche scale di pietra grigia, sulla piccola porta di legno una semplice scritta: Missionarie della Caritá. Ero arrivata leggermente in ritardo, la messa era giá iniziata e affacciatami timidamente alla stanzetta dove si celebrava la funzione , non potevo credere ai miei occhi ,erano tutti in ginocchio e scalzi, dentro di me pensai: “mamma mia che foto!” il sindaco, dottore, cavaliere, commendatore e chissá quante altre cose Franco Carraro, e l’onorevole Giovanni Paolo Azzaro responsabile della Sicurezza Sociale: anziani, handicap, zingari, malati di Aids, tossicodipendenti, immigrati illegali, Scuola, Giardini e Formazione Professionale della cittá di Roma, scalzi e con calzini scuri tra il nero e il grigio ferro, in ginocchio davanti all’ostia sacra! E la Madre Teresa che pareva ancora piú piccola fra tanti omaccioni in giacca blu, mani giunte e il capo reclinato, i capelli impomatati e le basette tagliate di fresco, come solo gli autentici cavallini da razza!... mi prudevano le dita e la voglia di fare click era immensa ma stranamente tenuta a bada dal silenzio, un silenzio roccioso. Era appena stata impartita la comunione, giacevano tutti col profilo basso e gli occhi chiusi a pensare ai propri peccati o a quelli degli altri, chissá! Cosí spiazzata da tanto intimo e profondo silenzio che ti fa sentire nuda, accarezzai la mia nikon: “qui non c’é trippa per gatti“, pensai, ritrassi il capo e tornai fuori a cercare un angolino dove sistemarmi senza farmi notare per poter scattare indisturbata e senza disturbare, un pó di foto, una volta che la Madre Teresa fosse uscita. Il dottor Roberto Grossi che ci dava un aiutino nell’ufficio Stampa di via Merulana, era stato chiaro, non ci saranno altri fotografi in giro, solo tu, non é una occasione mondana e devi essere discreta, se puoi anche invisibile, la Madre non ama farsi fotografare e accarezzando la sua pipa mi aveva suggerito di vestirmi semplice, non troppo da aspirante modella smarrita tra i corridoi della burocrazia capitolina, perché una volta la madre Teresa aveva fatto allontanare una giornalista della Rai (non una qualsiasi) perché aveva avuto l’impudenza di presentarsi ad una conferenza stampa alle undici del mattino con le calze nere con la riga! Perbaccaccio! Cosí per vestirmi “decente” avevo passato in rassegna tutta la notte il mio guardaroba, alla fine passarono il test, una camicia di cotone bianco accollata come quella dei preti ed un candido completo color azzurro cielo, di pelle scamosciata, composto da spolverino e gonna senza spacchi peccaminosi che copriva abbondantemente il polpaccio per assestarsi “decentemente” appena sopra la caviglia. Le scarpe col tacco basso da suorina erano di pelle nera col fiocchetto sulla punta tipo Magli, copiate a Napoli con grazia. Le calze invece me le ero comprate apposta, bianche come quelle delle infermiere! Bé guidare cosí il motorino all’alba fu tutta una penitenza metropolitana! Quando la Madre si accorse di me cioé quasi subito mi gettó uno sguardo misericordioso, quasi una carezza mistica e volata, poi volse il capo e le sue secolari rughe ad i suoi distaccati interlocutori attorniati di guardie del corpo che non smettevano di guardarsi intorno al di sopra ed al di sotto delle chiome degli alberi. I raggi di un pallido sole invernale accompagnavano i gesti lenti della braccia della Madre Teresa che indicavano ora a destra ora a manca tutti i posti inverosimili tra i cespugli e le pietre dove i suoi amati derelitti trovavano riparo durante la notte. Cosí anni dopo seppi che il permesso per ingrandire quella casa non l’ottenne, peró il Comune concesse loro di utilizzare un altro spazio fuori dalle sacre mura romane, un pó piú in lá dove costa meno il metro quadro e persino la porta di legno delle suore ora era di ferro perché quella di pino era stata presa a pugni e calci per troppo tempo per resistere al Tempo.

(Maria Di Paola Blum)

 

 

   
 

ARTICULOS:

BREVE RELATO SOBRE LA FOTOGRAFIA

LIBERI SI NASCE, SCHIAVI SI DIVENTA

ETICA, MORALE E BENESSERE

ETICA DELLA VITA : CHI HA FREGATO IL POSTO A DIO?

IL CAPITALISMO NON SI COMBATTE, SI ORGANIZZA. LA CINA INSEGNA

IL GIORNO CHE INCONTRAI MADRE TERESA DI CALCUTTA

MAS......